L’augurio di Pasqua della Cei: «il Risorto illumina il buio delle guerre e della solitudine»

Pubblichiamo il messaggio di Pasqua a firma del Card. Matteo Zuppi, Presidente, e di Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto” (Lc 24,5-6)

In questa Pasqua del Signore, mentre ancora tante ombre si distendono sul mondo, il nostro cuore torna al mattino di Pasqua, quando la pietra è rotolata via e il sepolcro è vuoto. È lì che nasce la speranza cristiana: dalla certezza che Cristo ha vinto la morte e continua a visitare le nostre notti con la sua luce.

Viviamo giorni in cui il buio sembra farsi fitto. Ci affliggono le guerre che devastano popoli e famiglie, la violenza che colpisce i più deboli, le ferite che attraversano le case, le solitudini che consumano tante esistenze, la fatica di donne e uomini che si sentono smarriti, stanchi, senza un domani. Ci addolorano le lacrime dei bambini, le paure dei giovani, l’abbandono degli anziani, la sofferenza di chi vede la propria vita segnata dalla povertà, dalla malattia, dall’emarginazione. Non possiamo abituarci a tutto questo. Non possiamo accettare che il male diventi normale, che la durezza vinca sulla compassione, che l’indifferenza prenda il posto della fraternità.

La Pasqua ci riporta al cuore della nostra fede: il Crocifisso è risorto. Per questo, il male non ha l’ultima parola, la morte non è la fine, le ferite non sono condannate a restare per sempre aperte. La luce del Risorto non cancella per magia i segni della passione, ma li trasfigura. Li attraversa. Li apre a una vita nuova. La speranza cristiana non è evasione, ma forza mite e tenace; non è rifugio lontano dalla storia, ma responsabilità dentro la storia.

Il Signore risorto ci invita a non restare spettatori: siamo chiamati a scegliere la luce, a custodire la vita, a prenderci cura gli uni degli altri, a essere segni di pace. Perché «questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Is 1,15). […] Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!» (Leone XIV, Omelia, 29 marzo 2026). Ogni atto di bene, ogni parola che consola, ogni mano tesa, ogni riconciliazione cercata, ogni servizio nascosto, ogni rifiuto della violenza, ogni scelta di giustizia è già un segno pasquale, un frammento di risurrezione nel cuore del mondo.

Nella luce pasquale, desideriamo rivolgere un pensiero particolare a quanti soffrono e attendono un segno di vicinanza nel nostro Paese: ai malati, ai detenuti, a chi è senza lavoro, a chi vive la fatica di educare, a chi è solo, a chi non riesce più a vedere una strada davanti a sé. Il Risorto sta accanto a ciascuno come il viandante di Emmaus, riaccende il cuore, apre gli occhi, rimette in cammino.

Alle Chiese in Italia auguriamo una Pasqua di luce. Il Signore risorto illumini gli occhi del cuore, consoli chi piange, rialzi chi è caduto, sostenga chi è stanco, renda coraggiosi nel bene, pazienti nella prova, fedeli nell’amore. E faccia di ciascuno di noi un piccolo segno della sua presenza, perché nelle case, nelle comunità, nei luoghi della sofferenza e in quelli della vita quotidiana possa correre ancora l’annuncio più bello: Cristo è risorto, ed è vivo in mezzo a noi.

Buona Pasqua!

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