Giorno della Memoria, i religiosi che sfidarono la paura per salvare gli ebrei

Una vera rete di sostegno agli ebrei di Roma ricercati dai nazifascisti, un esempio di lotta contro il male. Lo furono i 191 istituti religiosi che, durante l’occupazione nazista della Capitale, dopo l’8 settembre del 1943, e successivamente alla messa in pratica delle leggi razziali e delle deportazioni nei campi di sterminio, salvarono intere famiglie di ebrei. Religiosi e religiose che rischiarono la vita per salvarne altre, quelle di almeno 4.500 persone – quasi la metà della comunità ebraica residente allora a Roma, che contava tra le 10mila e le 12mila persone – riparate in parrocchie ed edifici extraterritoriali. A raccontarlo è suor Grazia Loparco, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, docente di Storia della Chiesa alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma che, con un rimportante lavoro di ricerca, è riuscita a ricostruire i fatti.

Il giorno della deportazione
Il 16 ottobre del 1943 segna il rastrellamento degli ebrei: otto ore e mezza, dalle 5.30 alle 14.00, in un giorno sacro per l’ebraismo quale il sabato, in cui vengono arrestati, racconta la religiosa, “1259 ebrei romani, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. 1023 furono subito deportati al campo di sterminio di Auschwitz, solo 16 di loro avrebbero fatto ritorno a casa”. Nel 1961, fu La Civiltà Cattolica, la rivista della Compagnia di Gesù, ad indicare che, prosegue suor Grazia, “3.657 ebrei vennero nascosti in 100 istituti femminili e 45 maschili, più dieci parrocchie gestite dal clero diocesano. Altri 680 rimasero nascosti per pochi giorni, per un totale quindi di 4.447 persone. Lo studio portato avanti per anni ha individuato gli indirizzi di questi istituti religiosi che, a volte, si celavano sotto altre denominazioni. Allo stesso tempo abbiamo avuto la possibilità di ascoltare altre testimonianze, soprattutto degli ebrei, che raccontavano il loro nascondersi in vari momenti e in vari modi”. Quello rappresentato da suor Loparco è un mosaico estremamente complesso che ha portato oggi ad avere informazioni su “127 istituti femminili con 156 sedi locali, 64 istituti maschili distribuiti in 92 sedi, e che nascosero per un periodo più o meno lungo soprattutto ebrei, ma anche ricercati politici, renitenti alla leva, orfani, sfollati. Furono pertanto coinvolti in totale 191 istituti religiosi presenti in 248 edifici”.

La capacità di proteggere
Istituti religiosi, femminili e maschili, congregazioni e monasteri, parrocchie, ma anche le Catacombe di Priscilla, “non si risparmiarono dall’offrire aiuto, sia per libera iniziativa, sia su indicazione della Santa Sede, diventando luoghi di riferimento per la rete di documenti falsi e ricevendo viveri dal Vaticano per alimentare i rifugiati ospitati”, continua Loparco. Non ci furono arresti, la paura però fu senz’altro tanta, prosegue la religiosa: “A Roma ci furono delle irruzioni, a San Paolo fuori le Mura, al Laterano, i nazifascisti andarono anche dai Servi di Maria e all’ospedale Fatebenefratelli sull’isola Tiberina, nel mese di maggio ci fu l’irruzione. Rischiavano l’arresto, stavano nascondendo ebrei, la paura fu tanta, ma riuscirono sempre a proteggerli, con strategie di occultamento”.

Il valore della testimonianza
Per ragioni di sicurezza non ci si affidò mai a documentazione scritta, e quindi la ricerca è basata essenzialmente sulle testimonianze degli ospitanti e, soprattutto, dei sopravvissuti: uomini, donne, bambini, intere famiglie. “Se in molti casi, per ragioni di sicurezza, gli ospiti dovettero imparare le preghiere cristiane – conclude suor Loparco – vi fu anche chi vestì la tonaca in vista di blitz nazifascisti”. La convivenza forzata fu “un’occasione di conoscenza interreligiosa che aiutò a dissolvere tanti pregiudizi reciproci”.

di Alessandro Guarasci – Vatican News

Leggi altro

Assemblee Diocesane

Convocazione della XII Assemblea Diocesana -2026

                                                                     Al Popolo di Dio ai Sacerdoti ai Diaconi alle Comunità Religiose alla Consacrata dell’Ordo Virginum alle Aggregazioni Ecclesiali ai Laici Responsabili degli Uffici Pastorali                                                                della Diocesi di Cassano all’Jonio     Convocazione della XII Assemblea Diocesana                                                                    “Quando San Paolo VI introdusse l’espressione “civiltà dell’amore”, il mondo era segnato dalla Guerra fredda, dalla corsa […]
The post Convocazione della XII Assemblea Diocesana -2026 appeared first on Diocesi di Cassano all’Jonio.

Diocesi Reggio Calabria

Chiara d’Assisi, lo sguardo che arriva lontano…fino ai nostri giorni

Ai Overview: La Chiesa ricorda oggi la figura di Santa Chiara d’Assisi, fondatrice dell’Ordine delle Sorelle Povere e prima donna ad aver redatto una regola monastica formalmente approvata da un pontefice. Dichiarata patrona della televisione nel 1958 da papa Pio XII, ha trascorso la maggior parte della sua esistenza nel monastero di San Damiano, guidando la comunità pur essendo limitata fisicamente da una prolungata malattia. Il suo percorso religioso, avviato al fianco di San Francesco, è caratterizzato da una ferma adesione alla povertà assoluta. I documenti scritti giunti fino a noi testimoniano un pensiero orientato alla moderazione. L’eredità della sua esperienza prosegue nel tempo presente, come evidenzia il recente trasferimento di un gruppo di clarisse umbre in Libano per fondare un nuovo monastero in un’area segnata dai conflitti. La proclamazione a patrona della televisione Una notte di Natale, verso la fine del 1252, una donna malata e costretta a letto nel monastero di San Damiano, ad Assisi, vide e partecipò alla messa celebrata alla Porziuncola come se fosse fisicamente presente: l’episodio, tramandato dalla Legenda di Tommaso da Celano, convinse Pio…

L’articolo Chiara d’Assisi, lo sguardo che arriva lontano…fino ai nostri giorni proviene da Avvenire di Calabria.