Sinodo, la Chiesa in “pausa”. Ruffini: fermarsi e ascoltarsi, sfida che va raccontata

Paolo Ruffini

La traccia di questa fase iniziale dei lavori del Sinodo (al via oggi i primi Circoli Minori), l’ha data ieri il Papa nel suo discorso alla prima Congregazione generale: priorità all’ascolto, “digiuno” della parola, soprattutto quella pubblica, reciproca conoscenza, discernimento, rispetto della confidenzialità. E così la Chiesa cattolica universale, in queste quattro settimane di assemblea in Vaticano, va in “pausa”. Per il prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, presidente della Commissione per l’Informazione (della quale il 9 ottobre si eleggeranno i membri), la notizia è proprio questa: “La sospensione del tempo… Un silenzio a suo modo assordante perché totalmente altro rispetto alla routine della parola assuefatta allo stereotipo del botta e risposta”.

Un momento di silenzio
“Il modo in cui una istituzione così grande come la Chiesa si concede un momento di silenzio nella fede, nella comunione, nella preghiera è una notizia”, ha detto Ruffini da un leggio durante il briefing in Sala Stampa vaticana, il primo dei quotidiani appuntamenti con i media internazionali. “Questo può aiutare il mondo anche in altri fronti: la guerra, la crisi climatica… A fermarsi, ad ascoltarsi l’un l’altro. È una sfida che merita di essere raccontata”.

Il lavoro dei giornalisti
Un invito, questo del prefetto, rivolto ai tanti giornalisti impegnati in questo mese nel lavoro di copertura del Sinodo. Giornalisti che svolgono un lavoro “molto bello, molto buono”, come ha detto il Papa. Ruffini ha rilanciato queste parole: “Il vostro lavoro è molto importante, per capire e far capire alla gente che la priorità è l’ascolto. Noi siamo qui per provare ad aiutarvi in questo vostro lavoro”, ha affermato, annunciando che si terranno, alla fine di ogni Modulo dell’assise, delle conferenze stampa con ospiti membri del Sinodo.

Sì ma, ha obiettato un cronista durante il briefing, anche a tutti i giornalisti è stato in qualche modo “imposto” un digiuno, con la richiesta del Papa di ieri di evitare parole “pubbliche” e con il Regolamento (distribuito a tutti i presenti in Aula) che – come sempre in ogni Sinodo – invita i partecipanti “alla riservatezza e alla confidenzialità” degli interventi propri ed altrui, vietando eventuali registrazioni audio e video. “Quando si fermerà questo digiuno, avremo un po’ di cibo alla fine di queste tre settimane?”.

Non un Sinodo decisore
“Come giornalisti è normale che proviamo a immaginare la fine, di qualsiasi cosa: può essere o la partita di calcio o un’elezione politica”, ha detto Ruffini, “ma non si può dare una risposta su cosa sarà la fine perché siamo veramente solo all’inizio”. Come ha sempre detto Papa Francesco, il Sinodo è un processo, tanto più questo sulla sinodalità che proseguirà anche nel 2024. “Proviamo ad andare passo per passo”, ha esortato il presidente della Commissione per l’informazione, cercando di far capire che è la metodologia stessa del Sinodo a richiedere un cammino per gradi: “Non è un Sinodo decisore questo, siamo a metà, quindi non si può chiedere a questa Assemblea di prefigurare la fine della prossima Assemblea”. E anche la relazione finale che verrà formulata al termine dei lavori a fine ottobre, comunque rappresenterà non un punto d’arrivo ma “un percorso che stiamo facendo”: “Sarà quindi un qualcosa più simile a un Instrumentum Laboris che non al documento finale dei Sinodi passati”.

Il lavoro dei Circoli Minori
Insieme a Sheila Pires, segretario della Commissione per l’informazione e communications officer della Conferenza Episcopale sudafricana, Ruffini ha spiegato – con l’ausilio di alcune slides – come tecnicamente si sono svolti e si svolgeranno i 35 Circoli Minori, riuniti nei rispettivi “tavoli” linguistici. Al momento al centro della riflessione è la sezione A dell’Instrumentum laboris, riguardante “i segni caratteristici di una Chiesa sinodale” e “la conversazione nello Spirito”. In questa fase iniziale del Sinodo, ancora non sono rientrate nelle discussioni di questa prima giornata dei Circoli le questioni più delicate o spinose elencate nel documento di lavoro e menzionate dal Papa stesso, a cominciare dal sacerdozio femminile.

Nei 4 minuti di tempo concessi ad ogni partecipante, il primo step è stato presentarsi, poi condividere il cammino svolto dalla propria Chiesa nella prima fase del percorso sinodale (quella consultiva): “Come è partito, come si è evoluto, le difficoltà incontrate, il rapporto tra la Chiesa locale e la Chiesa universale”. È stato eletto poi un “rapporteur”, una figura che ha raccolto le diverse esperienze e istanze per presentarle all’assemblea, previa discussione all’interno del Circolo. La relazione stilata da questa figura, eletta a maggioranza, “dirà convergenze, divergenze, idee venute fuori”.

Libertà e condivisione
Insieme a questo, “chiunque può prendere la parola in Congregazione generale e mandare il proprio testo alla Segreteria del Sinodo”, ha spiegato il prefetto, sottolineando che “c’è molta libertà”, che il clima è di “serena condivisione” e che ognuno sta vivendo una profonda “esperienza spirituale”. Esperienza soprattutto di “comunione”: “Non è importante quello che dice questo o quel partecipante, ma cosa la Chiesa decide nel suo spirito di comunione. È un processo complesso ma garantisce a tutti di porre i propri punti di vista”.

Fase di discernimento
Il Sinodo è inoltre “un corpo”, ha poi sottolineato Ruffini. E se ci sono persone che si sentono estranee ad esso, come alcune donne negli Usa che si mostrano contrarie ad alcune posizioni assunte dal Papa o da altre donne invitate al Sinodo (il tema lo ha sollevato in una domanda-dibattito una giornalista statunitense) è importante ricordare che siamo in una fase di “discernimento”: “Il Sinodo è un cammino che è incominciato e di cui siamo più o meno a metà, come percorso, che poi tornerà nei singoli posti, nelle singole nazioni, nei singoli continenti e che poi ritornerà ancora una volta a Roma…”, ha detto il prefetto. “O noi crediamo che sono qui per fare questo, o non diamo nessun valore nemmeno all’assemblea che è chiamata per discernere nel suo interna corporis”.

I Circoli Minori, ha aggiunto ancora Paolo Ruffini, “stanno procedendo al discernimento comune con la partecipazione attiva di ciascun componente, in modo da poter poi offrire alla assemblea tutti i punti di convergenza e di divergenza, tensioni emerse e domande che restano aperte, intuizioni e proposte in merito a passi concreti da intraprendere in relazione alle questioni affrontate”. Quindi non è una discussione sulle opinioni di ogni membro: “Non è un sì o un no, ma è tutta la Chiesa che ascolta e discerne”.

Salvatore Cernuzio – Vatican News

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