Un convegno che ha riflettuto sui “santi che fanno la storia”, come ha detto Papa Leone, e che ha viaggiato con le parole nei diversi continenti, alla ricerca dei santi che hanno cambiato la storia. Per ribadire che “il compito della santità è manifestare nella storia, nel servizio temporale, la carità con la quale Dio ha amato e ama il mondo”. E che “il Vangelo ha preso nei santi una forma tale da rendere credibile la santità di Dio e anche quella della Chiesa”. Così il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, nelle sue conclusioni di oggi pomeriggio, 21 ottobre, ha voluto sintetizzare i tre giorni di lavori del convegno 2026 sul tema La santità nella storia, al Pontificio Istituto Patristico Augustinianum.
L’udienza di Papa Leone
Il cardinale, facendo riferimento all’udienza concessa ai partecipanti questa mattina da Leone XIV, ha ricordato come il Pontefice abbia sottolineato che “la presenza e la testimonianza dei santi ha trasformato la storia” ed ha aggiunto anche che “la storia del mondo senza i santi sarebbe immediatamente più povera cioè meno umana”. Ha poi voluto accennare anche alle parole del Papa nella veglia con i giovani allo Stade de France di Parigi, a proposito dei santi protagonisti dei quadri dello spettacolo appena rappresentato. Questi santi, ha detto Leone, hanno cambiato la storia facendo passare molti dalla sofferenza alla speranza, perché hanno cambiato anzitutto il proprio cuore trasformandolo alla luce della fede.
San Juan Diego e don Mazzolari, la storia e il tempo
Il prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi ha parlato di testimoni di fede come il messicano Juan Diego, al quale la ricerca storica ha dato giustizia, riconoscendolo come una persona realmente vissuta e non una figura di fantasia, e don Primo Mazzolari, per il quale nel 2017 è stata aperta la causa di beatificazione, e che per san Giovanni XXIII era la “Tromba dello spirito santo nella bassa mantovana”, ma che il sant’Uffizio in vita censurò più volte. “C’è bisogno di tempo”, ha commentato Semeraro. E ha richiamato anche il documento conciliare Lumen Gentium, quando parla della Chiesa che “entra nella storia degli uomini” e per quanto “trascenda i tempi, trascenda i confini dei popoli”, cammina attraverso le tribolazioni umane e anche le tentazioni, “ma sempre sostenuta dalla grazia di Dio, perché per la sua umana debolezza non venga meno”.
I santi, il canale col quale Dio entra nella storia
Ripercorrendo le tematiche dei diversi interventi, il cardinale ha citato la professoressa Bartolomei Romagnoli, “i santi sono un canale mediante il quale Dio fa irruzione nella storia”. Mentre, sul tema dei miracoli, ha rammentato quanto diceva Papa Benedetto XVI: “Il miracolo è il segnale col quale Dio ci dice di essere d’accordo con noi”. Ed ha poi ricordato i suoi studi e il suo lavoro di ecclesiologo, sottolineando che nei trattati di ecclesiologia il capitolo sulla santità della Chiesa dice che cosa la fa santa: la chiamata di Dio, i sacramenti la parola, “ma nessuno dice che la Chiesa riconosce di essere santa nei suoi santi”.
Semeraro ha poi condiviso un passaggio di Karl Rahner nel suo La fede in mezzo al mondo, la cui tesi fondamentale è che “la venerazione dei santi è parte essenziale della realizzazione dell’esistenza della Chiesa”. La Chiesa, per il teologo tedesco, “non può limitarsi a dire di essere santa per un dono di Dio. Ma per poter dichiarare davvero la sua santità deve convalidare la sua confessione di fede con l’individuazione di santi da indicare col nome e cognome a cominciare da Maria e dagli apostoli”. In breve, per il cardinale, “la Chiesa non potrebbe essere ciò che deve essere se non avesse i suoi santi”.
La santità vissuta e quella proclamata ufficialmente
Anche quelli non canonizzati, i “santi della porta accanto”, l’immagine “con la quale Papa Francesco ha tradotto un concetto di san Giovanni Paolo II, quello della misura alta della vita cristiana ordinaria”. Come anche Albino Luciani, prima di essere Papa, menzionato dal professor Rusconi, diceva che “la santità vissuta è molto più estesa della santità proclamata ufficialmente”. E aggiungeva: “Il Papa canonizza è vero, solo santi autentici, ma non pretende né potrebbe canonizzare tutti i santi esistenti ma sconosciuti e se noi facciamo qui in terra una specie di selezione Dio non la fa”.
I lavori dell’ultima giornata
Dopo l’udienza di questa mattina con Papa Leone XIV, Alessandra Bartolomei Romagnoli, della Pontificia Università Gregoriana, ha tenuto una relazione su Fama di santità e forme devozionali e cultuali: fonti e problematiche interpretative della storia della pietà, e lo storico dell’arte Claudio Strinati ha parlato de L’iconografia come fonte storica sulla santità e sul culto. Nel pomeriggio, Marta Margotti, dell’Università di Torino, ha sviluppato il tema delle Figure di santità nel secolo della dottrina sociale della Chiesa. Successivamente il giornalista François Vayne, e Matilde Bernabei, presidente di Lux Vide, hanno discusso di come Raccontare i santi.

