Tutti i Santi e commemorazione dei defunti: comunione, ricordo e speranza

Cielo e terra sono i due orizzonti di vita e di fede a cui guarda la Chiesa nel celebrare la solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti, ricorrenze dalla forte indole pasquale, come mostrano i testi biblici ed eucologici proposti dalla liturgia.

La terra è lo spazio del vivere umano fatto di lavoro e festa, di tradizioni e nuove tecnologie, di relazioni affettive ed esperienza del limite, presenza nella polis e dimensione spirituale dell’esistenza. È sulla terra che tanti “Santi della porta accanto” hanno incarnato il Vangelo delle beatitudini e hanno vissuto una profonda amicizia con il Signore. È sulla terra che i nostri familiari e amici hanno condotto il loro pellegrinaggio credendo, sperando e amando.

Il cielo è il luogo proprio di Dio, la dimora che splende della luce dell’Agnello e la meta definitiva che attende ogni uomo e donna. Il cielo implica uno spazio relazionale e comunionale di eternità con Dio e la fine della frammentarietà del tempo, della precarietà dell’esistenza e del dramma della morte.

All’interno di questa polarità la liturgia ci consegna idealmente tre parole. La prima è comunione. Queste due celebrazioni ci permettono di scoprire lo spessore teologico e il risvolto antropologico della comunione dei Santi, misura del profondo legame tra coloro che vedono Dio “così come Egli è” e coloro che sono “pellegrini nel mondo”. Questo legame pasquale permette di sperimentare la forza dell’amore che non è spezzato dalla morte ma che perdura e si trasforma: i Santi e i defunti, infatti, sono nostri amici e compagni di viaggio che sostengono e accompagnano il nostro cammino verso il Regno.

La seconda parola è ricordo. Celebrare i Santi significa ricordare una moltitudine di testimoni che, con il loro esempio di vita, indicano una strada di santità e di gioia, di autenticità e di bellezza. Il ricordo connota anche la commemorazione dei defunti. In questo giorno, visitando i cimiteri e pregando per i nostri cari, riaffiorano alla memoria i momenti lieti e tristi del tratto di strada condiviso. Questa memoria nella preghiera liturgica non è espressione di umana nostalgia, ma la possibilità di affidare a Dio quanti ci hanno preceduto e hanno concluso il cammino terreno.

La terza e ultima parola è speranza. I Santi che hanno vissuto la loro amicizia con Dio senza gesti eclatanti ma in modo vero sono l’esempio concreto che la promessa di Cristo è realizzabile e donano speranza al cammino di ogni fedele. Parimenti, il ricordo di chi ci ha preceduto, esprime la fede pasquale che trasforma la tristezza del distacco, il dolore del lutto e la paura della morte in una “speranza certa” della risurrezione e della vita eterna.

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