In un tempo “segnato dalla sete di vita autentica, comunione e pace”, gli sforzi per essere “sempre più profondamente radicati in Cristo” e “sua testimonianza viva e orante in tutta la terra” sono “un grande segno e un dono profetico”. Così Leone XIV agli oltre cento partecipanti al Simposio della “Communio Internationalis Benedictinarum” (Cib) ricevuti in udienza nella Sala Clementina stamane, sabato 12 settembre.
Un lavoro prezioso
Incoraggiando a proseguire nell’ “impegno consacrato per la comunione”, il Papa, parlando in inglese alle monache e ai monaci convenuti a Roma in occasione dell’appuntamento che ogni quattro anni riunisce rappresentanti del mondo benedettino, definisce “prezioso” il lavoro della Cib. Ne ripercorre quindi brevemente la storia: nata nel 2001 a Nairobi, in Kenya, per favorire la comunione, la cooperazione e il sostegno reciproco tra tutte le comunità femminili legate alla Confederazione benedettina, attualmente essa riunisce circa 13mila monache che seguono la Regola di san Benedetto.
Per la sinodalità spirituale
Un cammino, ricorda il Papa, avviato da Leone XIII per la Confederazione benedettina, e successivamente incoraggiato dal Concilio Vaticano II nel Decreto Perfectae Caritatis.
Questo percorso comune è tanto più importante in quanto mira a vivere e a promuovere il carisma benedettino in tutto il mondo attraverso una sinodalità spirituale che rende l’unicità di ogni persona una ricchezza per tutti.
Il ricordo delle visite private a Subiaco e Montecassino
Quindi il Vescovo di Roma ricorda le recenti visite come pellegrino – il 20 e 22 luglio scorsi, durante il periodo di riposo estivo a Castel Gandolfo – ai monasteri di Subiaco e Montecassino, luoghi benedettini “che rivestono un significato così profondo per l’intero Popolo di Dio e per la nostra storia”. Riflette poi “sul silenzio e la pace di quei santuari”.
Riflettendo sul silenzio e sulla pace di quei santuari e vedendovi qui oggi, non posso fare a meno di rallegrarmi nell’osservare che – come dice il Vangelo – da un piccolo seme è nato un grande albero. Di fatto, una vigna si è diffusa e “ha riempito la terra”, e ha dato molti frutti perché, come amava dire il mio venerabile predecessore, è profondamente radicata nel Signore.
Modello di bellezza assoluta
Capaci di diffondere “civiltà e valori spirituali” attraverso preghiera, studio e lavoro, i seguaci di San Benedetto costruirono tra popoli e nazioni diverse una “unità che, come afferma Sant’Agostino, è esempio e modello di bellezza assoluta”.
In questo senso, è davvero lodevole che siate impegnati in un progetto — a Roma e altrove attraverso gli strumenti digitali — per offrire nuove opportunità formative specificamente dedicate alle donne della vita monastica benedettina.
Infine, da Leone XIV un ringraziamento ai religiosi e alle religiose per la preghiera, la presenza “umile e silenziosa”, l’offerta “quotidiana e nascosta” della vita, la guida spirituale, la riflessione teologica e i valori comunitari.

