Un legame forte che lega la Pianura Padana alle sponde dello Stretto: è un legame fatto di carità che risale alle macerie del 1908, quando Reggio Emilia soccorse una Reggio Calabria ferita dal sisma. Oggi, quel legame torna a farsi visibile e concreto attraverso l’arte. Il ritorno del dipinto di San Prospero in terra calabra è il rinnovo di un “ponte” spirituale che sfida il tempo. Abbiamo rivolto alcune domande a monsignor Giacomo Morandi, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla, per riflettere sul significato di questo gesto e sulla missione dei laici e della Chiesa in un mondo che ha sempre più bisogno di cura e comunione. Eccellenza, il ritorno del dipinto di San Prospero a Reggio Calabria è il sigillo su una storia di carità nata in uno dei momenti più bui, il terremoto del 1908. In un mondo e in un’Italia spesso attraversati da spinte alla frammentazione, cosa ci insegna oggi questo antico “ponte di solidarietà” tra le due Reggio? Credo che il ritorno del dipinto ci insegni un aspetto fondamentale della vita cristiana: prendersi cura gli uni…
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