Dicastero per il Clero: chiusa la plenaria su formazione, diaconato e vocazioni

Si è conclusa oggi, venerdì 7 giugno, l’assemblea plenaria del Dicastero per il Clero, che dal 5 giugno ha riunito i cardinali e vescovi membri del Dicastero insieme ai consultori, per confrontarsi sulle sfide e sulle opportunità attorno a tre temi chiave: l’accompagnamento e la formazione permanente dei sacerdoti nella Chiesa di oggi, la valorizzazione del ministero del diaconato e la promozione della pastorale vocazionale, opera sinergica di tutta la comunità cristiana, opera ecclesiale, sinodale e missionaria. Due, in particolare, gli obiettivi di questa assemblea, a sette anni dall’ultima celebrata nel 2017: da un lato informare i membri e i consultori su problematiche attuali e sviluppi in corso e dall’altro poter ricevere il loro parere esperto e raccogliere le loro istanze, nonché incoraggiare la loro collaborazione anche a distanza. La discussione si è snodata quindi attorno ai tre temi chiave e alle attività ordinarie del Dicastero.

Formazione permanente, il punto dopo il convegno di febbraio
Ad aprire i lavori sono stati il saluto e la prolusione del prefetto del Dicastero il cardinale Lazzaro You Heung sik, e l’introduzione del segretario monsignor Andrés Gabriel Ferrada Moreira. Ogni mezza giornata si è poi affrontato uno dei tre temi allo studio di questa Plenaria. Innanzi tutto, l’assemblea ha inteso fare il punto sul processo di scambio e di confronto con le Chiese particolari avviato nel febbraio scorso attraverso il convegno internazionale sulla Formazione permanente dei sacerdoti dal titolo “Ravviva il dono di Dio che è in Te» (2Tm 1,6) – La bellezza di essere discepoli oggi. Una formazione unica, integrale, comunitaria e missionaria”.

L’accompagnamento dei sacerdoti
Partendo dall’esperienza e dalle istanze raccolte nel convegno, don Raffaele Ponticelli, consultore del Dicastero, docente di Psicologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e direttore dell’Ufficio per la Formazione Permanente del Clero di Napoli, ha focalizzato criticità, obiettivi e modalità della formazione permanente dei sacerdoti oggi. Una seconda relazione ha riguardato il cammino di maturità umana e l’accompagnamento dei sacerdoti, proposta da suor Martha Driscoll, badessa emerita del Monastero Cistercense di Gedono (Indonesia), attualmente nel monastero alle Tre Fontane di Roma.

Lo sviluppo della pastorale vocazionale
Aprendo le riflessioni sul diaconato permanente, don Dario Vitali, consultore e ordinario di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, ha evocato dati storici e prospettive teologiche che possono aiutare a interpretare meglio il ripristino di questo ministero da parte del Concilio Vaticano II. Infine, don Mario Óscar Llanos, ordinario di Pedagogia e Pastorale vocazionale dell’Università Pontificia Salesiana, ha offerto una panoramica storica dell’impegno della Santa Sede per la pastorale vocazionale e tracciato punti fondamentali per un maggiore sviluppo in questo campo.

L’udienza con il Papa, giovedì 6 giugno
Momento centrale della plenaria è stata giovedì mattina l’udienza con Papa Francesco nella Sala Clementina. Nel suo discorso, il Pontefice ha fortemente incoraggiato l’impegno del Dicastero al servizio dei sacerdoti e dei seminaristi, dei diaconi permanenti e delle vocazioni, e dato autorevoli indicazioni per ciascuno dei tre grandi temi in esame. Sulla formazione permanente, ha sottolineato quanto è urgente l’impegno in questo campo, perchè non si può limitare all’aggiornamento teologico e pastorale ma deve guardare in maniera integrale alla persona dei sacerdoti in tutte le sue dimensioni. Il Papa, nel suo discorso, ha ricordato quanto è importante che ogni sacerdote si possa sentire accompagnato e possa “sentirsi a casa”. E ha chiesto al Dicastero di continuare a portare avanti quella rete mondiale iniziata nel febbraio 2024 con il Convegno Internazionale per la formazione permanente. “Fate di tutto – ha detto – perché quest’onda continui e porti frutti nel mondo intero”.

Una rinnovata Pontificia Opere per le vocazioni
La cura delle vocazioni è risultata tema di basilare importanza che merita l’attenzione e l’impegno di tutta la Chiesa. Forti le parole del Papa: “Non possiamo rassegnarci al fatto che per tanti giovani è scomparso dall’orizzonte l’ipotesi di un’offerta radicale di vita”. Da qui la richiesta di Francesco di riattivare la Pontificia Opera per le vocazioni, “con modalità adatte ai nostri tempi”, e il suggerimento di una via concreta: creare rete con le Chiese locali e individuare buone pratiche da far circolare. Il diaconato permanente è apparso come una realtà da accompagnare e da approfondire, alla luce del Concilio e dell’esperienza fatta in questi decenni. La condivisione in Plenaria ha fatto emergere tanti aspetti importanti per un discernimento in questo campo. Anche qui Francesco ha indicato un compito: “Vi incoraggio a lavorare per questo e mettere in campo tutte le forze necessarie”.

La lettera per la Giornata della Santificazione Sacerdotale
E sempre oggi, 7 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, per la celebrazione della Giornata della Santificazione Sacerdotale, il prefetto del Dicastero, cardinale Lazzaro You Heung sik, e il segretario monsignor Andrés Gabriel Ferrada Moreira, hanno inviato una lettera ai fratelli sacerdoti. Nella quale ricordano che questa è una giornata di preghiera suggerita dal Dicastero per il Clero (all’epoca Congregazione) e istituita il 25 marzo 1995 da San Giovanni Paolo II, “perché la preghiera offerta per la santificazione dei Sacerdoti possa ottenere di riflesso il dono della santità di tutto il Popolo di Dio, a cui il loro ministero è ordinato”.

Il Papa: abbiate cura della vostra umanità
Ricordando poi l’udienza concessa da Papa Francesco, nello scorso mese di febbraio, ai partecipanti al Convegno Internazionale per la Formazione Permanente dei Sacerdoti, dal tema “Ravviva il dono di Dio che è in te”, sottolineano che “ad un certo punto ha chiesto a noi presbiteri di tenere particolare cura della nostra umanità: una bella e avvincente sfida, per custodire la freschezza del nostro ministero e per essere sempre più ‘ponte e non ostacolo’ all’incontro con Cristo, trasparenza e riflesso della sua umanità salvifica”. “Molto si è detto e si è scritto a proposito dell’importanza della dimensione umana e della maturità affettiva nella vita del prete – prosegue la lettera – siamo anche consapevoli dei tanti segnali di fragilità che si manifestano in questo ambito. In ogni contesto ecclesiale e sociale molte sono le osservazioni circa la carenza di educazione ai sentimenti e alle emozioni, come anche la presenza di analfabetismo emotivo e anaffettività; qualcuno parla di una globalizzazione dell’indifferenza, di cinismo crescente, insieme a narcisismo e autoreferenzialità”.

Interiorizzare i sentimenti del Cuore di Cristo
Ma, per esperienza tutti i sacerdoti sanno come, invece, “è fonte di gioia vera poter vivere pienamente la nostra umanità e le nostre relazioni profumandole di amore, gratuità, bellezza, verità, bontà e autenticità, spiritualità, arte, musica e poesia, tutti frutti dell’opera dello Spirito del Risorto che soffia dove vuole e sempre suscita stupore, meraviglia e gusto, una carica di fiducia e speranza”. Ma come aver cura della nostra umanità, si chiedono i vertici del Dicastero per il Clero, “se non rivolgendoci ancora una volta a Gesù e al suo Vangelo? Proprio nel legame tra la solennità del Sacro Cuore e questa Giornata desideriamo trovare le motivazioni per ravvivare il dono di Dio che è in noi, chiedendo la grazia di interiorizzare ancor più in noi e nel nostro stile di vita gli stessi sentimenti del Cuore di Cristo. Sono questi, infatti, come ci ha ricordato Papa Francesco, il vero ed efficace contributo ad un nuovo umanesimo (cfr. Convegno di Firenze 2015), l’antidoto alla disumanizzazione che può contagiare anche noi”.

Cristo vuole continuare ad abitare nel nostro umanissimo cuore
Il nostro cuore, scrivono ancora, “è fragile e complicato, ma bello… È un campo di battaglia”, ma nello stesso tempo “luogo dove si sperimenta un amore immenso da cui è inondato e di cui è capace, che ha per sorgente ultima Dio stesso, Trinità di amore. Si, perché è Dio che ha plasmato il nostro cuore, lo ha creato e ricreato, riversandovi il suo amore attraverso lo Spirito perché fosse a immagine del Cuore del suo Figlio, capace di amare secondo la stessa altezza, larghezza e profondità”. Il nostro umanissimo cuore, dunque, “è il luogo dove Cristo vuole continuare a venire, dimorare, abitare, palpitare fino a lasciarsi trafiggere d’amore e per amore, a imitazione sua. Questa solennità è un’occasione preziosa per fare memoria nello stesso tempo della miseria e piccolezza del nostro cuore, ma più ancora della misericordia infinita e rigenerante del Cuore di Dio manifestatosi nel Cuore di Gesù”.

L’invito a chiedere a Dio il dono di tante vocazioni
È a questo Cuore, conclude la lettera, “che vogliamo continuare ad attingere la carità e la generosità del Pastore che ha l’odore delle pecore e si mette in gioco per chiamare e amare ciascuna col suo nome, specie quelle smarrite, ferite o errabonde perché tutte possano pascolare libere e felici nel campo di Dio”. È sul petto del Maestro “che vogliamo reclinare il capo per ottenere la fortezza e il coraggio del Profeta, che custodisce e grida i sogni di Dio di fare dell’umanità una sola famiglia di sorelle e fratelli tutti, di portare a tutti liberazione e consolazione, annunciando ai poveri la bella notizia e proclamando un anno di grazia come pellegrini e testimoni di speranza”. Infine il cardinale You e monsignor Ferrada Moreira invitano ad implorare dal Signore “il dono di tante vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata per il Regno, di vite donate che sappiano essere trasparenza della santità di Dio, testimoni gioiosi dell’amore del Padre e del Cuore di Cristo ricco di misericordia per ogni creatura”.

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