Parolin: «Senza dialogo non si costruisce la pace, si innesca la guerra»

“Pur riaffermando il diritto inalienabile all’autodifesa la guerra è sempre un fallimento dell’umanità tutta e non solo delle singole parti coinvolte”. Tutte le guerre sono in contraddizione con la dignità umana e “non sono destinate per loro natura a risolvere i problemi, ma piuttosto ad aggravarli”. Il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, apre con queste considerazioni il Tavolo per la Pace a Roma presso il Palazzo della Cancelleria. Con lui, questa mattina, 10 maggio, circa 30 premi Nobel per la pace tra cui Rigoberta Menchù Tum dal Guatemala, Dmitrij Muratov dalla Russia, Tawakkol Karman dallo Yemen, oltre a personalità come Machel Mandela, vedova di Nelson Mandela, e l’amministratore della Nasa Bill Nelson.

L’evento dà il via alla manifestazione #BeHuman, il secondo World Meeting on Human Fraternity, organizzato oggi e domani dalla “Fondazione Fratelli tutti”: dodici i tavoli tematici aperti al pubblico e alcuni trasmessi in diretta streaming, con la partecipazione di scienziati, economisti, medici, manager, lavoratori, campioni dello sport e semplici cittadini. Tutti insieme per cercare alternative alle guerre e alle povertà ispirate al principio di fraternità.

La guerra colpisce la dignità umana
“Dio ha creato gli uomini per vivere nella pace e per custodire il Creato, non per distruggerlo”. Colpendo la dignità umana e ponendosi in direzione diametralmente opposta alla creazione, la guerra, evidenzia Parolin, “non attenta solo alla dignità altrui, ma anche alla propria”.

Rimettere in discussione il concetto di “guerra giusta”
Secondo il segretario di Stato, oggi va messo in discussione “lo stesso concetto di ‘guerra giusta’, nato in un’epoca in cui i conflitti avevano portata relativamente limitata. Nell’era contemporanea, con l’avvento delle armi nucleari e di distruzione di massa, questa teoria si presenta come altamente problematica”.

La voce della diplomazia prevalga su quella delle armi
Nel suo indirizzo di saluto il porporato fa riferimento alla Bolla di indizione del Giubileo promulgata ieri da Papa Francesco e sottolinea come senza dialogo non solo non si costruisca la pace, ma si inneschi la guerra, la quale alla voce della diplomazia sostituisce quella delle armi. Quindi il cardinale cita i tre ambiti di impegno individuati dal Pontefice affinchè si inizi a seminare germi di pace: rimediare alle cause delle ingiustizie, ripianare i debiti iniqui e insolvibili, saziare gli affamati.

Povertà, grande ingiustizia del mondo contemporaneo
“La liberazione dall’ingiustizia promuove la libertà e la dignità umana” e fondamentale, secondo il cardinale, “è la tutela della giustizia sociale, soprattutto nel contesto attuale dove il valore della persona è seriamente minacciato dalla tendenza diffusa a ricorrere esclusivamente ai criteri dell’utilità e dell’avere”. L’assenza di giustizia sociale, afferma ancora il porporato, è premessa della povertà “una delle più grandi ingiustizie del mondo contemporaneo” in cui “coloro che possiedono molto sono relativamente pochi e quelli che non possiedono quasi nulla sono moltissimi”. Da qui deriva la “mancanza di educazione, che spesso induce ad aderire a estremismi e fondamentalismi”.

Debito e fraternità
Oltre alla povertà delle persone, il cardinale cita quella dei Paesi che “non riescono a tenere il passo con il debito estero”: “Pur riaffermando il principio in base al quale il debito contratto debba essere onorato”, secondo Parolin occorre “non compromettere il diritto fondamentale dei popoli alla sussistenza e al progresso”, riscoprendo la fraternità fra le nazioni.

L’industria delle armi
Particolare attenzione va dedicata alla problematica delle armi: nel 2023 le spese relative a questo ambito ammontavano a 2.443 miliardi di dollari, mentre l’aiuto allo sviluppo sfiorava appena i 233 miliardi. “Le guerre continuano a proliferare perchè l’industria delle armi sostiene di fatto l’economia di molti Paesi”, rileva il cardinale che con forza ripete le parole di Pio XII: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”.

“Dobbiamo fare tutto il possibile per porre fine alla guerra, ai conflitti che stanno devastando il mondo: in Ucraina, a Gaza e nel Sudan meridionale”, dichiara ai media vaticani Graça Machel Mandela: “Dobbiamo iniziare a discutere le cause profonde, perché senza toccare le ragioni per cui esiste un conflitto, possiamo parlare di pace, ma il conflitto si ripresenterà sempre. La mia speranza è che si possa inviare un messaggio per unire la famiglia umana nella fraternità”.

“Di fronte alla crisi globale in cui non c’è un vero dialogo o un vero multilateralismo, ma solo posizioni di potere”, afferma da parte sua Rigoberta Menchù Tum: “Siamo riuniti insieme e abbiamo una grande opportunità. La maggior parte dei presenti a questo vertice ha esercitato una leadership spirituale, politica o tecnica. Insieme possiamo costituire un’alleanza globale con la gente comune perché la stragrande maggioranza della popolazione mondiale non prende decisioni sul proprio futuro, ma vive le conseguenze di decisioni altrui”.

I partecipanti al Tavolo per la Pace domani saranno ricevuti in udienza dal Papa Francesco domani, 11 maggio, poi dal presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

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