Veglia Pasquale, il Papa: «Gesù Risorto rimuove i macigni della morte»

Veglia Pasquale

Passa in pochi minuti dal buio alla penombra e infine alla piena luce, la Basilica di San Pietro. Così, dice il Papa nell’omelia, «Gesù è la nostra Pasqua, Colui che ci fa passare dal buio alla luce». Il vincitore delle tenebre, «che si è legato a noi per sempre e ci salva dai baratri del peccato e della morte, attirandoci nell’impeto luminoso del perdono e della vita eterna». È «la Pasqua di Cristo, la forza di Dio: la vittoria della vita sulla morte, il trionfo della luce sulle tenebre, la rinascita della speranza dentro le macerie del fallimento».

Nella Veglia Pasquale, presieduta da Francesco nella serata di ieri sotto il Cupolone michelangiolesco alla presenza di seimila fedeli, rifulgono i simboli pasquali. Dalla liturgia della luce all’inizio, a quella battesimale, con il sacramento dell’iniziazione cristiana conferito a otto catecumeni (quattro italiani, due coreani, un’albanese e un giapponese). Dalla ricca liturgia della Parola a quella eucaristica. Ma soprattutto risuonano le parole di papa Bergoglio, che (dopo aver seguito venerdì sera da Santa Marta la via Crucis del Colosseo per non prendere freddo) legge con voce abbastanza buona le orazioni e anche l’intera omelia.

«Alziamo lo sguardo a Gesù», esorta. È Lui che fa rotolare la pietra di tutto quello che ci schiaccia il cuore, i «macigni della morte», «il capolinea della nostra speranza», «una pietra tombale – sottolinea – pesantemente poggiata all’ingresso del nostro cuore, soffocando la vita, spegnando la fiducia, imprigionandoci nel sepolcro delle paure e delle amarezze, bloccando la via verso la gioia». Sono le «sofferenze che ci toccano e le morti delle persone care, che lasciano in noi vuoti incolmabili – elenca il Pontefice -; i fallimenti e le paure che ci impediscono di compiere quanto di buono abbiamo a cuore; tutte le chiusure che frenano i nostri slanci di generosità e non ci permettono di aprirci all’amore; i muri di gomma dell’egoismo e dell’indifferenza, che respingono l’impegno a costruire città e società più giuste e a misura d’uomo; tutti gli aneliti di pace spezzati dalla crudeltà dell’odio e dalla ferocia della guerra».

Con la risurrezione di Cristo cambia tutto. «Egli, dopo aver assunto la nostra umanità – sottolinea il Papa -, è disceso negli abissi della morte e li ha attraversati con la potenza della sua vita divina, aprendo uno squarcio infinito di luce per ciascuno di noi. Risuscitato dal Padre nella sua, nella nostra carne con la forza dello Spirito Santo, ha aperto una pagina nuova per il genere umano». Da quel momento, fa notare Francesco, «se ci lasciamo prendere per mano da Gesù, nessuna esperienza di fallimento e di dolore, per quanto ci ferisca, può avere l’ultima parola sul senso e sul destino della nostra vita. Da quel momento, se ci lasciamo afferrare dal Risorto, nessuna sconfitta, nessuna sofferenza, nessuna morte potranno arrestare il nostro cammino verso la pienezza della vita».

Per questo il Vescovo di Roma, torna a esortare: «Alziamo lo sguardo a Lui, accogliamo Gesù, Dio della vita, nelle nostre vite, rinnoviamogli oggi il nostro “sì” e nessun macigno potrà soffocarci il cuore, nessuna tomba potrà rinchiudere la gioia di vivere, nessun fallimento potrà relegarci nella disperazione». «Alziamo lo sguardo a Lui – ripete il Papa – e chiediamogli che la potenza della sua risurrezione rotoli via i massi che ci opprimono l’anima. Alziamo lo sguardo a Lui, il Risorto, e camminiamo nella certezza che sul fondo oscuro delle nostre attese e delle nostre morti è già presente la vita eterna che Egli è venuto a portare». Da quel momento, cioè «noi cristiani diciamo che questa storia … ha un senso, un senso che abbraccia ogni cosa, un senso che non è più contaminato da assurdità e oscurità … un senso che noi chiamiamo Dio.

La Veglia Pasquale è iniziata poco prima delle 19,30 come di consueto con il Lucernario, con l’accensione del fuoco e la benedizione del cero pasquale nell’atrio della Basilica. Cero sul quale il Pontefice, giunto in sedi a rotelle, ha inciso la prima l’ultima lettera dell’alfabeto greco, alfa e omega, perché «Cristo ieri e oggi è principio e fine». Quindi ha infitto nello stesso cero cinque grandi incenso in forma di croce in ricordo delle piaghe del Signore e l’ha acceso. Successivamente è iniziata la processione verso l’altare maggiore e mentre il diacono cantava «Lumen Christi» (la luce di Cristo), la fiammella dalla candela del Papa si è propagata a quelle dei fedeli, fino all’accensione delle luci e al canto dell’Exsultet, l’inno della fine del IV secolo (anche se la forma attuale del testo si deve a Innocenzo III, alla metà del XII) e che annuncia la vittoria della luce sulle tenebre. «Sorella, fratello, esploda di giubilo il tuo cuore in questa notte santa! – ha detto infatti papa Francesco concludendo l’omelia -. Insieme cantiamo la risurrezione di Gesù».

di Mimmo Muolo – Avvenire

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