Lombardi: Benedetto XVI, compagno prezioso per il nostro tempo

A un anno dalla dipartita di Benedetto XVI l’argomento su cui è giusto e naturale ragionare è la sua eredità. Si tratta di una figura da affidare principalmente ai maestri della lettura del passato, o di una figura che continua a interpellarci tutti, oggi, precisamente in questo tempo drammatico che stiamo vivendo?

Che egli sia un maestro della fede non vi è alcun dubbio. Non ci stancheremo presto di rileggere la sua Introduzione al cristianesimo e la sua Trilogia su Gesù di Nazaret; i teologi potranno a lungo scavare nella sua Opera Omnia continuando ad attingere suggerimenti e orientamenti per la loro riflessione e la loro ricerca.

Che sia anche un testimone eminente della vita nella fede – e della fede cristiana nella vita eterna – è pure del tutto chiaro per chi lo ha ascoltato nelle sue omelie e nel suo magistero spirituale, come per chi lo ha potuto conoscere da vicino, seguendone il lungo itinerario interiore fino all’incontro con Dio.

Ciò che però ora vorrei osservare, è che Joseph Ratzinger continua ad essere un compagno prezioso anche per chi sta vivendo con partecipazione e con passione la vicenda della vita e della storia umana su questa terra, con tutti gli interrogativi drammatici che oggi porta con sé.

Non possiamo nasconderci che il cammino del nostro mondo per molti aspetti ci appaia – e sia – “fuori controllo”. La crisi ecologica, il continuo manifestarsi di rischi e sviluppi drammatici nel campo dell’uso della tecnica, della comunicazione, delle applicazioni della cosiddetta intelligenza artificiale, infine le rivendicazioni di diritti fra loro contraddittori e lo sconvolgimento della convivenza internazionale, con il proliferare sempre più minaccioso delle guerre… Come ha ben messo in luce il prof. Francesc Torralba, ricevendo il Premio Ratzinger il 30 novembre scorso, Benedetto XVI ha affrontato in profondità i motivi della crisi della nostra epoca, e ha proposto alla cultura contemporanea, non di rifiutare la ragione moderna, ma di riallargarne gli orizzonti, ridando spazio alla ragione etica e alla razionalità della fede.

La prospettiva di Joseph Ratzinger di fronte ai fallimenti della ragione umana, non è stata quindi di negarla o limitarla, ma di ampliarla, di invitarla a cercare con coraggio di capire non solo come funziona il mondo, ma anche perché esista e qual è il posto dell’uomo nel cosmo e il senso della sua avventura.

Non si può negare che questa prospettiva, che è in certo senso una proposta di dialogo con la cultura contemporanea, sia stata spesso accolta con freddezza o talvolta rifiutata. Il matematico Odifreddi, che si professa ateo e assume spesso posizioni provocanti, ma che ha cercato effettivamente di dialogare con Ratzinger, ricevendone una straordinaria e rispettosa attenzione negli anni dopo la rinuncia, ha definito “tragico” il pontificato di Benedetto XVI proprio per questo aspetto: la sua proposta e apertura culturale da una parte, e la mancanza di risposta degli “uomini di cultura” dall’altra. Personalmente non sono d’accordo, perché penso che Benedetto XVI non fosse così ingenuo da attendersi una rapida risposta favorevole. Anzi, considero che la proposta di Benedetto sia lungimirante, conservi tutta la sua validità e rappresenti anche per il futuro una via maestra per il dialogo fra la scienza e la fede, più in generale fra la cultura moderna e la fede, sulla base di una fiducia profonda nella ragione umana. Meglio ancora, sia una via maestra per l’impegno cristiano nel mondo contemporaneo, che non può sfuggire alla fatica di una riflessione sulle cause dei problemi e sulla ricerca di un consenso basato sulla verità, e non sulla precaria convergenza contingente di interessi e utilità.

Nella visione cristiana di Benedetto XVI l’allargamento della ragione arriva a comprendere la logica dell’amore, che si esprime nella logica della gratuità e si traduce in fraternità, solidarietà e riconciliazione. La verità e l’amore si manifestano nel modo più completo nell’Incarnazione del Logos, la Parola di Dio.

Deus caritas est, Caritas in veritate, Laudato si’, Fratelli tutti… Le parole principali dei due ultimi pontificati si susseguono con continuità e coerenza. L’impegno della Chiesa e dei cristiani e la loro responsabilità per i destini della storia umana nel mondo richiedono insieme ragione e amore, uniti nella luce offerta dalla fede. I gesti concreti della carità, a cui Francesco ci chiama continuamente, chiedono di essere inseriti nel quadro luminoso e coerente della visione della Chiesa come comunione, in cammino nel nostro tempo verso l’incontro con Dio.

Parlando del Concilio Vaticano II in una sua lettera – importante e per me sorprendente – scritta tre mesi prima di morire in occasione di un Simposio organizzato dalla Fondazione Ratzinger con la Franciscan University di Steubenville, Joseph Ratzinger affermava decisamente che il Concilio si era dimostrato “non solo sensato, ma necessario” e continuava: “Per la prima volta la questione di una teologia delle religioni è emersa nella sua radicalità. Così anche il problema del rapporto della fede con il mondo della pura ragione. Ambedue questi temi non erano stati previsti”. Perciò è sembrato inizialmente che il Concilio minacciasse la Chiesa, ma “nel frattempo si mostra gradualmente la necessità di riformulare la questione della natura e della missione della Chiesa. In questo modo la forza positiva del Concilio sta lentamente emergendo…Nel Vaticano II la questione della Chiesa nel mondo è diventata finalmente il problema centrale”.

L’ultimo Papa che ha partecipato a tutto il Concilio e lo ha vissuto dall’interno ci lascia così una testimonianza della sua perdurante attualità, e ci incoraggia a continuare a svilupparne i semi e le conseguenze senza timore, riformulando la stessa missione della Chiesa nel mondo, impegnando la ragione e la fede a collaborare per il bene e la salvezza dell’umanità e del mondo. Lo sguardo si rivolge verso il futuro nella speranza. Il servizio di Benedetto XVI continua nel movimento più profondo della Chiesa del Signore, guidata da Francesco e dai suoi successori.

di Federico Lombardi – Vatican News

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