A una decina di giorni dalla visita di Leone XIV al Dicastero per la Cultura e l’Educazione cattolica lo scorso 21 settembre, in cui il Papa ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto per generare dialogo attraverso un linguaggio universale capace di trasmettere a tutti i valori dell’umanesimo, oggi l’udienza ad artisti e curatori nell’ambito dell’incontro “L’arte della possibilità: tessere insieme”, promosso dal medesimo organismo vaticano, è l’occasione per ribadire un grazie esteso ai collaboratori che negli ultimi anni si sono messi a servizio della Santa Sede, aprendo “vie nuove”. Nel suo discorso pronunciato nella Sala del Concistoro del Palazzo apostolico, esplicito il riferimento all’allestimento del Padiglione della Biennale di Venezia e ai progetti di arte contemporanea che continuano a suscitare una curiosità, un interesse e un circuito virtuoso di creatività a livello internazionale. Tra i presenti, nel gruppo ricevuto di una trentina di persone, i referenti della Biennale di Architettura (2023 e 2025), della Biennale d’Arte (2024 e 2026), dell’iniziativa Conciliazione 5 (2025 e 2026), dell’Osservatorio per la Chiesa e le Culture Visive Contemporanee.
L’arte, un luogo di ascolto
Il Pontefice ricorda, in particolare, il successo dell’arte nel carcere della Giudecca che Papa Francesco ebbe modo di visitare: un’esperienza che ha avuto un’eco straordinaria, pionieristica, rendendo possibile fosse l’ambiente di reclusione a “insegnare qualcosa all’arte e a tutti noi”. Citando il recentissimo incontro presso l’Accueil Notre-Dame a Lourdes, Leone torna a parlare di dignità della persona umana “per il fatto stesso di esistere” che è “sempre più grande della sua fragilità o dei suoi errori”. Poi il riferimento all’edizione ancora in corso nella città lagunare “The Ear is the Eye of the Soul” che si fonda sull’idea di un’arte in grado di intercettare e rendere manifeste e condivisibili le grandi domande del cuore umano. Del resto, come anche Sant’Agostino scriveva, “l’arte, quando è autentica, è animata da questa inquietudine”.
Per la Chiesa l’arte è un fondamentale luogo di ascolto, dove lasciarsi istruire sulle aspirazioni e sulle ferite dell’umanità, sulla sua sete di bellezza, di giustizia e di pace, sulla sua ricerca di senso.
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L’arte, una forma di rigenerazione
La riflessione del Papa prosegue con la condivisione delle preoccupazioni per il pericolo di appiattimento che accompagna l’età della tecnica e del consumo. Con una bella metafora l’arte viene paragonata a un motore di ricerca che scansiona in profondità restituendo non solo un elenco di ricorrenze ma unendo, in una trama appunto, i fatti. In questo senso, l’operazione estetica ha un valore aggiunto irrinunciabile.
La vostra arte, quando resiste all’appiattimento, quando rallenta lo sguardo, quando costringe a sostare davanti a ciò che non si lascia consumare, è una forma di rigenerazione culturale e spirituale.
L’arte, un modo per custodire l’umano
Il Papa fa riecheggiare le parole di San Paolo VI nella ormai celebre omelia della Messa con gli artisti nel 1964 e anche quelle dette all’Unesco pochi giorni fa e già nutrite di vari riferimenti all’enciclica Magnifica humanitas. Così ripete dà voce a quel desiderio di collaborazione che può essere utilissimo soprattutto per aiutare a distinguere il vero dal falso.
Anch’io oggi vi dico: la Chiesa ha bisogno di voi. In modo particolare in quest’era dell’intelligenza artificiale, nel quale diventa urgente distinguere l’arte umana da ciò che viene prodotto dalle macchine.

