La Cec ad Amendolara, uniti contro il caporalato

Caporalato mani che lavorano terra

Una risposta corale e istituzionale contro la piaga del caporalato e dello sfruttamento nei campi, partendo dal luogo esatto in cui si è consumata, lo scorso primo giugno, la strage dei quattro braccianti agricoli. Il prossimo 4 luglio, la Chiesa e le istituzioni si schiereranno al fianco dei lavoratori più fragili ad Amendolara con l’incontro “Per un lavoro libero, dignitoso e sicuro”. L’evento, promosso dalla Conferenza episcopale calabra, intende onorare la memoria di Amin Fazal Khojani (28 anni), Ullah Ismat Qiemi (19), Safi Iayjad (27) e del pachistano Waseem Khan (29), barbaramente uccisi e arsi vivi nell’auto con cui si recavano nei campi della confinante Lucania.

La giornata, fortemente voluta dal vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano all’Ionio, monsignor Francesco Savino, inizierà alle ore 10 con la deposizione di una corona di fiori e un momento di preghiera presso la stazione di servizio Ip sulla Statale 106, teatro dell’omicidio. Mezz’ora dopo, l’iniziativa proseguirà nei locali della parrocchia “Madonna della salute” ad Amendolara Marina per una tavola rotonda moderata da Monica Tripodi. Ad aprire il dibattito sarà monsignor Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido Mamertina-Palmi e delegato Cec per i Problemi sociali, che relazionerà su come costruire percorsi di dignità partendo dall’ascolto del territorio. Seguirà l’analisi di don Giacomo Panizza, fondatore di Comunità Progetto Sud, incentrata su dimensioni e prospettive dell’intermediazione illecita in Calabria. Grande rilievo sarà dato alle testimonianze dirette dei lavoratori agricoli del territorio, seguite dal cuore della giornata: il confronto su “La dignità della persona e la tutela dei diritti dei lavoratori”. In questa sessione monsignor Savino interverrà sulla custodia dei lavoratori fragili, affiancato dalla prefetta di Cosenza, Rosa Maria Padovano, e da Klaus Algieri, presidente della Camera di commercio di Cosenza, per un focus su legalità, sviluppo economico e prevenzione.

Le conclusioni saranno affidate a monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano e delegato per le Migrazioni, che indicherà le linee guida per un percorso permanente di ascolto. Intanto, dopo venti giorni di indagini e dolore, l’obitorio del cimitero di Amendolara è meta di pellegrinaggio.

I cittadini si fermano davanti alla porta della morgue per un fiore o una preghiera dinanzi alle quattro bare color mogano, ancora sotto sequestro giudiziario da parte della Procura di Castrovillari. Il dramma dei giovani asiatici è diventato dell’intera comunità, stretta attorno ai familiari. La Regione Calabria si farà carico delle spese funerarie, del rimpatrio delle salme e dell’ospitalità dei parenti giunti in Italia, assistiti dall’imam Zahr Rahal della moschea Al-noor di Trebisacce e da Buchaib Lehlali per le complesse pratiche burocratiche.

I resti mortali saranno riconsegnati alle famiglie per una benedizione ad Amendolara in una giornata di lutto cittadino, prima dei riti islamici nei paesi d’origine. Sul fronte giudiziario, proseguono senza sosta le indagini dei Carabinieri di Cassano dopo l’ispezione nella casa di via Gramsci a Villapiana in cui vivevano i braccianti e i presunti caporali assassini, Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, attualmente arrestati. Si cerca ancora di rintracciare i familiari del diciannovenne Ullah Ismat Qiemi, che non hanno ancora reclamato la salma. Monsignor Savino, in continua preghiera, ha ricordato l’urgenza di dire «basta a un’economia che continua a reggersi sulla schiena piegata degli ultimi», promuovendo, con le parole di don Tonino Bello, «una Chiesa del grembiule che si china sulle fragilità».

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