A Lamezia la giornata regionale del clero calabrese, il vescovo Rega: «chi si isola si spegne, il sacerdote che cammina con i fratelli cresce»

Un momento di fraternità, quello vissuto dal clero calabrese ieri a Lamezia Terme in occasione della giornata regionale del clero calabrese. Nell’introdurre il momento, ospitato nel complesso interparrocchiale San Benedetto, monsignor Stefano Rega, vescovo di San Marco Argentano – Scalea e delegato Cec per la Commissione presbiterale regionale, ha ricordato alcuni passaggi del messaggio che il Papa ha inviato ai sacerdoti in occasione della giornata per la santificazione sacerdotale, in cui ha sollecitato a vivere in fraternità e che è stata centrale nella lectio dell’abate di Montecassino, Dom Fallica, su «Inviati a due a due: lo stile fraterno dell’annuncio», partendo dal brano del Vangelo di Luca 10,1-12. In particolare, monsignor Rega ha ricordato che il Papa ha invitato ad avere «una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo (cfr Gal 2,20). Una santità così non si vive da soli. Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce». Da qui l’invito ad avere «cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce». Fraternità presbiterale che, ha ricordato monsignor Rega, come scritto dal Papa nella lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, deve essere considerata «come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan, ma come un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore. La cura reciproca, in particolare l’attenzione verso i confratelli più soli e isolati, nonché quelli infermi e anziani, non può essere considerata meno importante di quella nei confronti del popolo che ci è affidato».

Un invito a «camminare a due a due», partendo dal brano del Vangelo di Luca, è stato fatto da Dom Fallica che, tra le altre cose, nella sua lectio, ha ricordato che vivere così il ministero «educa e introduce in quella spiritualità e relazione interpersonale vissuta del Vangelo comunicato e accolto. Essere inviati a due a due scrive la fraternità e la qualità delle relazioni» in quanto «vivere un’autentica fraternità ci deve rendere solidali con gli altri. Le afflizioni che pesano sulla nostra vita sono tante. Prendersi cura degli altri è anche un prendersi cura di sé». Per Dom Fallica, infatti, è proprio in questo che sta la «logica del dono» e vivere in essa «è nella prospettiva e capacità effettiva di ricevere. Sapere vivere le relazioni nelle dimensioni della gratuità e della reciprocità. Abbiamo bisogno di grembi della reciprocità che non ci devono chiudere ma aprirci sia nella relazione con Dio, sia nelle relazioni fraterne. Il testo di Luca – ha aggiunto Dom Fallica – sottolinea l’importanza di saper articolare bene il cammino e la sosta nella casa. Dobbiamo avere anche questa sapienza che Luca ci ricorda di vivere nelle case, in cui sostare e dimorare rende la realtà evangelica. Non sempre – ha concluso – è facile armonizzare calore familiare e calore domestico: una casa troppo aperta rischia di non essere più una casa; al contrario, una comunità molto chiusa rischia di chiudersi dimenticandosi di chi rimane fuori. Probabilmente non esiste una misura uguale per tutte le situazioni, ma le due cose vanno bene quando vivono insieme e non quando una prevale sull’altra».

Nel portare i saluti della diocesi che ha ospitato questo momento di riflessione e preghiera, il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, che ha fortemente voluto il completamento dell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto che sta diventando sempre più centro di convegnistica regionale, ha ringraziato quanti «hanno contribuito per questo momento di fraternità e di vita comunitaria» in linea con l’invito del Papa «a rendere operativo il mistero dell’unità che è il progetto di Dio perché, in quanto testimonianza, pur dentro le differenze, pur dentro le specificità, pur dentro i particolarismi, pur dentro le nostre fisime mentali, è la testimonianza della verità che ci rende credibili di fronte alla storia. Quella vera. Una fraternità ed unità che è sacramentale, che supera le nostre inezie, le nostre piccolezze, le supera perché noi siamo fondati dentro questa unità che è rivelazione stessa della vita intima di Dio che è mistero di comunione, mistero di unità».

Nel concludere l’incontro, il presidente della Conferenza episcopale calabra e arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Fortunato Morrone, ha ringraziato quanti si sono impegnati per questa giornata che «è stata un dono di Dio», nel corso della quale ha visto «la passione dell’essere presbiteri. Ringrazio l’abate – ha aggiunto – per averci dato la speranza. A volte non riusciamo a vedere il bello che c’è nel cuore degli altri, ma è dono perché è l’esplicazione del volto di Gesù che è nel cuore degli altri. Aiutiamoci vicendevolmente. Il Vangelo è la fraternità ed è questo Vangelo che dobbiamo portare nelle nostre comunità. Ci dobbiamo confortare, dandoci forza e coraggio». Al termine della lectio, nella chiesa San Benedetto, si è svolta l’Adorazione eucaristica comunitaria. La giornata si è conclusa con un’agape fraterna.

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