Si è concluso con il cuore colmo di gratitudine il pellegrinaggio che ha visto protagonisti i docenti di Religione Cattolica di tutta Italia, in un susseguirsi di eventi che hanno intrecciato formazione, preghiera e l’emozionante incontro con il Santo Padre. Erano presenti agli eventi anche 250 IRC provenienti dalle Diocesi Calabresi.
Le giornate hanno avuto inizio con il Convegno Nazionale organizzato dal Servizio Nazionale per l’IRC e la pastorale scolastica. Circa 350 direttori degli uffici scuola diocesani, tra i quali i nostri delegati delle 12 Diocesi, si sono ritrovati per riflettere sul tema “Cor ad cor loquitur” (Il cuore parla al cuore), il celebre motto di San John Henry Newman.
Il momento centrale delle due giornate 23 e 24 aprile è stato l’intervento dell’Arcivescovo Polvani, il quale ha sottolineato l’importanza di una pedagogia che non sia solo trasmissione di nozioni, ma incontro profondo tra persone. Per i nostri delegati è stato un momento di confronto vitale, un’occasione per scambiarsi prospettive e sognare il futuro della scuola italiana in un clima di vera fraternità.
Sabato 25 aprile, il gruppo dei direttori si è unito ai 250 insegnanti calabresi alloggiati presso la Fraterna Domus. E di questa giornata il culmine emotivo è stato senza dubbio il meeting con Papa Leone. Il Pontefice, con la consueta umiltà e semplicità, ha saputo creare un clima di straordinaria vicinanza.
Papa Leone ha incoraggiato i docenti a essere “ponti” in una società frammentata, ricordando che l’insegnamento della religione è uno spazio di libertà e di ricerca di senso che non deve mai mancare. Il Santo Padre si è rivolto ai docenti anche con queste parole: “Carissimi, la verità passa attraverso le persone, e per i vostri studenti tali persone siete anche voi, chiamati a farvi maestri credibili perché innamorati di Dio e di loro, a trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, a offrire sguardi che risollevano e ad essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi. I vostri alunni non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita. Essi ricorderanno gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede”.
Particolarmente toccante è stata la proiezione, in attesa dell’arrivo del Papa, del cortometraggio “L’ora libera“, un dialogo schietto tra giovani e insegnanti che ha mostrato il valore educativo della materia.
Nel pomeriggio, accompagnati da una guida d’eccezione, il seminarista Giuseppe Caracciolo, e dalla presenza costante del nostro Vescovo delegato della CEC, S. E. Monsignor Torriani, il gruppo ha poi visitato la cappella del Seminario Maggiore Romano, tutti siamo rimasti incantati dagli affreschi di Rupnik. La serata è proseguita con il pellegrinaggio alle Basiliche di San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme.
Monsignor Torriani ha condiviso ogni passo del percorso con i suoi insegnanti, dimostrando una vicinanza e un amore per il mondo della scuola che non sono passati inosservati.
L’ultima tappa, domenica 26 aprile, è stato il pellegrinaggio al Santuario di Pompei. In una Basilica gremita di folla e carica di devozione, Monsignor Torriani ha presieduto la celebrazione conclusiva. Durante l’omelia, il Vescovo ha toccato il cuore dei presenti parlando del “recinto” e dicendo: “Questa parola oggi risuona in modo particolare per voi, docenti di religione, ma in realtà riguarda ciascuno di noi. Ogni giorno entrate in un “recinto” che è la classe, entrate nella vita di ragazzi e ragazze, entrate in storie spesso fragili, in cammini ancora in formazione. E la domanda del Vangelo diventa immediatamente concreta: da che parte entriamo? Entriamo dalla porta, cioè attraverso la relazione, l’ascolto, il rispetto dei tempi e delle fatiche? Oppure entriamo da un’altra parte, magari protetti dal ruolo, dalla distanza, da schemi già pronti, senza un vero incontro? Gesù dice che il pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Questa è una delle espressioni più belle e più esigenti del Vangelo. Chiamare per nome significa riconoscere l’unicità, vedere la persona prima del ruolo, non ridurre nessuno a un numero, a un voto, a un problema. È una provocazione?”. Un invito insomma a non chiudersi nelle proprie certezze, ma a uscire con coraggio verso le periferie esistenziali dei ragazzi, proprio come ci chiede il Vangelo. La capacità del nostro Vescovo delegato di fare comunione e di camminare “a fianco” dei docenti ha reso queste giornate una pietra miliare per la nostra pastorale scolastica.
Nonostante i sacrifici logistici, le lunghe camminate e la stanchezza, il clima al ritorno sui pullman era di grande entusiasmo. Il confronto tra colleghi ha trasformato un semplice viaggio in un’esperienza di vera costruzione del gruppo.
Tutti i partecipanti tornano in classe con una forza nuova, pronti a ripetere un’esperienza che ha dimostrato quanto sia prezioso educare, oggi più che mai, nel nome del Signore.

