Con l’avvio del tempo di Quaresima, la liturgia invita i fedeli a ripercorrere i passi del Nazareno nelle solitudini della Giudea. Non si tratta semplicemente di uno spostamento fisico, quanto di una condizione interiore necessaria per spogliarsi del superfluo e affrontare le domande fondamentali dell’esistenza. Nel racconto delle tentazioni, riportato dagli Evangelisti, emerge la dinamica del confronto tra il bisogno umano di rassicurazioni immediate — pane, potere, spettacolo — e la fedeltà al progetto del Padre. Questo passaggio costituisce l’architrave del cammino dei quaranta giorni: un tempo donato non per compiere atti di eroismo, ma per educare il cuore a riconoscere ciò che nutre davvero la vita, distinguendo la voce dello Spirito dalle sollecitazioni che promettono salvezza senza passare attraverso la logica della croce. Il deserto come luogo di educazione alla verità Qui, in Terra Santa, il deserto non è un’idea romantica: è un vuoto reale che ti mette davanti all’essenziale. Chi ha percorso la strada tra Gerusalemme e Gerico conosce quel paesaggio di pietra e vento, le gole asciutte, la luce tagliente sul Mar Morto: non ti consola con…
L’articolo Le tentazioni di Gesù nel deserto: un percorso per riscoprire l’essenziale e la vera identità di figli proviene da Avvenire di Calabria.

