La costruzione della «Casa della Gioventù» a Santo Stefano in Aspromonte rappresenta un capitolo significativo della storia locale degli anni Sessanta, intrecciando le vicende pastorali della parrocchia con le dinamiche sociali ed economiche del territorio. L’iniziativa, promossa dal parroco don Nicola Ferrante, nacque con l’intento di offrire uno spazio educativo ai giovani e, contestualmente, creare occasioni di lavoro per arginare la disoccupazione. L’articolo ripercorre le tappe di questo difficile iter, segnato dalla cronica carenza di fondi, dal dialogo costante con le istituzioni politiche e dal fondamentale supporto dell’Arcidiocesi guidata da monsignor Giovanni Ferro. Oltre alle sfide edilizie, il racconto tocca eventi drammatici che scossero la comunità, come il duplice omicidio del 1965, e momenti di rinascita spirituale culminati nell’adeguamento liturgico della chiesa parrocchiale secondo le nuove direttive del Concilio Vaticano II. L’impegno per la costruzione della «Casa della Gioventù» Il nuovo parroco, D. Nicola Ferrante, rilevando che i lavori avviati per la costruzione della «Casa della Gioventù» erano stati interrotti per carenza di fondi indirizzò, il gennaio 1963, una richiesta di contributo al deputato reggino Giuseppe Reale che trasmise la…
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