Il vescovo Rega ai consacrati: «Speranza contro la rassegnazione»

Monsignor Stefano Rega, vescovo di San Marco Argentano – Scalea e delegato della Conferenza Episcopale Calabra (Cec) per la vita consacrata, ha indirizzato un messaggio alle sorelle e ai fratelli religiosi (link al testo integrale) della regione in vista della prossima Giornata di preghiera per la vita consacrata del 2 febbraio 2026. Il testo è una vera e propria lettura spirituale del presente che invita a non cedere alla rassegnazione, ricordando che i consacrati sono un segno capace di aiutare il popolo di Dio a «leggere il presente con occhi di speranza». Al centro della riflessione del presule vi è l’icona evangelica della Presentazione al Tempio e l’esortazione di Gesù al «piccolo gregge» a non temere. La sfida odierna per ogni consacrato, sottolinea il presule, è quella di continuare a cercare Dio «con gli occhi della fede, in un mondo che ne ignora la presenza», proponendo la vita casta, povera e obbediente di Gesù come un’«esegesi vivente della Parola di Dio». Questa testimonianza deve trasformarsi in fuoco dello Spirito attraverso la preghiera personale e la vita fraterna, permettendo a ogni ferita di diventare benedizione per la comunità.

Il messaggio ripercorre le radici profonde della fede in Calabria, terra benedetta che ha visto fiorire figure di santità come San Francesco di Paola, San Nilo di Rossano e San Bruno di Colonia. Questi giganti della fede, insieme alle tante comunità religiose che costellano la regione, sono delle vere e proprie «fiaccole accese» e finestre aperte sull’eternità. Ancora oggi, la presenza dei religiosi si concretizza in un servizio generoso verso i giovani, i poveri, i migranti e gli ammalati, rendendoli «mani tese di Cristo» e cuore vivo del suo amore.

Monsignor Rega, nel suo scrivere, non elude le difficoltà del tempo presente, caratterizzato dalla chiusura di molte case religiose e dal ritiro di presenze storiche, una realtà che «fa soffrire» e che sarebbe disonesto ignorare. Di fronte a questo scenario, la risposta non può che essere la consapevolezza che «ogni fine può diventare inizio»: anche se le strutture chiudono, l’essenziale è che i cuori restino aperti e abitati dal fuoco dello Spirito, poiché «non contano solo le mura degli edifici, ma il fuoco che vi abita dentro». Si prefigura così una vita consacrata forse meno visibile, ma «ancora più evangelica, essenziale, missionaria e vicina a chi soffre».

Il delegato della Cec per la vita consacrata, infine, affronta anche il delicato tema vocazionale, ribadendo l’urgenza di creare spazi reali per il discernimento e l’accompagnamento dei giovani: l’appello rivolto ai consacrati è di testimoniare la bellezza di una chiamata che non toglie nulla ma dona tutto, ricordando che una vita spesa per amore è «mai sprecata». Sotto la protezione della Vergine Maria e dei santi calabresi, il cammino prosegue con la certezza che, anche come piccolo gregge, si rimane scelti per custodire il Regno.

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