Monsignor Alberto Torriani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, in ritiro con gli insegnanti di Religione delle Diocesi della Calabria a Paravati

Alla luce del racconto evangelico dei Magi (Mt 2,1-12) si è svolto il ritiro spirituale degli insegnanti di religione della Calabria, guidato dal Vescovo Alberto Torriani, delegato CEC per la scuola, Domenica 14 dicembre, presso il Santuario Cuore Immacolato di Maria rifugio delle Anime a Paravati.

Tutto si svolto in un clima di ascolto, silenzio e rinnovata speranza. Un tempo prezioso per fermarsi, alzare lo sguardo e lasciarsi nuovamente orientare da quel “cielo” che continua a parlare a chi sa cercare. Un appuntamento che ha unito riflessione biblica e attualità educativa, offrendo ai docenti un tempo di sosta e di rilettura del proprio servizio alla luce della Parola.

«C’è ancora un cielo da scoprire», ha ricordato il Vescovo, richiamando alcuni punti fondamentali del cammino dei Magi:

-“la stella” come segno e filo conduttore della loro vicenda,

-“Gerusalemme” luogo di turbamento

-“Betlemme” la casa di incontro con il Signore.

Al centro della riflessione, l’immagine della stella, segno del cammino dei Magi e simbolo della ricerca autentica che continua ancora oggi. Il Vescovo ha invitato gli insegnanti a trovare la propria stella “in un incontro, una parola, una pagina del Vangelo, un volto che non dimentichiamo più. Dio entra nella nostra storia lasciando tracce di luce, piccole e grandi”.

Mons. Torriani, rivolgendosi agli IdR, chiede, quali sono le nostre Gerusalemme, trasformando, così, la città “in luoghi, situazioni, momenti in cui la luce si spegne e la passione educativa lascia il passo alla paura, al calcolo del personale rendiconto, alla superficialità che trasforma il lavoro in una tomba di passioni e desideri”.

Infine, quali possono essere le nostre case di Betlemme. Sono tutti “quegli spazi in cui il Signore ci attende come una famiglia segnata, uno studente o studentessa fragile, un ambiente di lavoro difficile, un luogo di povertà materiale e spirituale”.

Il cammino dei Magi consegna l’immagine dell’adorazione: “adorare Dio significa lasciarsi guardare da Dio nel luogo concreto in cui ci troviamo consegnando i nostri doni oro, incenso e mirra”. Gli insegnanti di religione, come i Magi, sono adoratori di Dio, uomini e donne dallo sguardo luminoso, consapevoli che la realtà non si esaurisce in ciò che appare. Anche loro possiedono e consegnano dei doni: “l’oro come custodia della dignità della persona; l’incenso come l’ascolto e il silenzio; la mirra come cura della sofferenza, perché loro posseggono la dolcezza di Dio”.

Una riflessione che conduce ad una domanda chiara: esiste un cielo da scrutare nelle scuole, esiste una stella che orienta gli insegnanti di religione? Il presule parla del pellegrinaggio dei Magi mosso dal desiderio e non da un ordine. Ecco l’insegnante di religione non è un funzionario che applica un programma ma colui che custodisce il desiderio allontanandosi dagli sguardi malati elencandone alcuni che vanno considerati. Lo sguardo cinico di chi pensa che non cambia nulla; lo sguardo stanco di chi sopravvive tra verifiche, burocrazie e circolari; lo sguardo superficiale di chi si ferma alle etichette; lo sguardo nostalgico rivolto ai ragazzi di una volta; lo sguardo spaventato di che vede solo emergenze educative.

L’insegnante di religione si deve “lasciare svegliare dallo Spirito, deve imparare a guardare le stelle per considerare, valutare e saper scegliere”. Perché la scuola è un luogo pieno di scrigni. Scrigni sono i bambini e i ragazzi con i loro talenti nascosti, con le loro storie complesse e le loro fragilità. E’ un luogo con delle “stelle cadenti che non possono volare via nel buio e svanire – come uno studente che pone una domanda vera, un collega che traspira stanchezza esistenziale- ma devono essere trovate e ascoltate”.

Se gli insegnanti come i Magi sono pellegrini non smetteranno di camminare, cercare, desiderare, accendere desideri e guarire ferite. Anche loro come i Magi “per un’altra strada fecero ritorno al paese” (Mt 2,12) e ritornarono ma in un altro modo: con il cuore cambiato. Per l’insegnante di religione “l’altra strada” è un cambiamento di stile: non è chi deve finire il programma ma chi sa incontrare volti unici e irripetibili.

Il ritiro si è concluso con un clima di gratitudine e comunione, lasciando nei partecipanti la consapevolezza che, anche oggi, in Calabria e nelle nostre scuole, c’è ancora un cielo da scoprire e una stella da seguire.

Noema Podella, Insegnante di religione

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