La teologia si fa «scuola di pensiero» in Calabria: inaugurato l’anno accademico dell’Istituto teologico calabro San Francesco di Paola

In un clima di intensa partecipazione l’Istituto Teologico Calabro ha celebrato la sua prima inaugurazione dell’Anno Accademico, offrendo una giornata di riflessione culturale e di comunione ecclesiale, accompagnata dalla presenza dei vescovi calabresi e dalla Lectio Magistralis dedicata a uno dei temi più delicati del dibattito contemporaneo: il fine vita.

Una nuova consapevolezza per l’Istituto Teologico Calabro

La prima inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Istituto Teologico Calabro «San Francesco di Paola» ha segnato il passo di una nuova consapevolezza: la necessità di trasformare la formazione accademica in un laboratorio di pensiero, capace di leggere la storia e di abitarla con la forza del Vangelo. In un’aula magna gremita di studenti, docenti e vescovi della regione, si è respirata l’aria di una ripartenza che ha il sapore della sfida educativa, posta sotto il segno della sinodalità e della carità intellettuale. L’evento si è aperto con un momento di preghiera presieduto dall’arcivescovo di Catanzaro – Squillace, monsignor Claudio Maniago.

Poi, nel suo saluto, il presidente della Conferenza episcopale calabra, l’arcivescovo Fortunato Morrone, ha lanciato una provocazione alta, invitando docenti e discenti a non accontentarsi di erogare o ricevere lezioni, ma a osare di più: «Sarebbe bello se qui, a Catanzaro, nella nostra Calabria, potesse avviarsi una scuola teologica, non soltanto un istituto», ha affermato il Presidente della Cec, auspicando la nascita di «una scuola di pensiero, partendo dal nostro territorio e avendo il respiro cattolico». Un invito a godere fino in fondo di questo tempo di studio, investendo le migliori energie non per se stessi, ma per la causa del Vangelo.

Le voci dei vescovi e il richiamo alla responsabilità culturale

A fargli eco è stato il vescovo di Lamezia Termemonsignor Serafino Parisi, Moderatore dell’Istituto, il quale ha rievocato la storica rivista Vivarium come simbolo di una continuità culturale che non deve temere la precarietà. Monsignor Parisi ha esortato i presenti a sentirsi servitori di un’idea che può sembrare piccola, una «parva favilla» come la definiva don Mottola, ma che «può far seguire poi un grande incendio, che sia però l’incendio della passione per questa nostra terra».

La presenza dei vescovi calabresi e del Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionaledon Francesco Asti, ha visivamente dimostrato quel lavoro collegiale che ha permesso al nuovo polo teologico di nascere e strutturarsi, superando le difficoltà di un percorso di unificazione complesso.

Il direttore dell’Istituto, don Michele Munno, nella sua relazione ha fornito i numeri di questa realtà in crescita, che conta 147 studenti e un corpo docente stabilizzato, sottolineando come la nuova configurazione rappresenti «un vero e proprio salto di qualità, un nuovo paradigma con cui la Chiesa in Calabria assume con responsabilità e dignità il compito della formazione teologica».

La Lectio Magistralis sul fine vita di monsignor Ignazio Sanna

Ma il cuore pulsante della giornata è stata la Lectio Magistralis di monsignor Ignazio Sanna, arcivescovo emerito di Oristano e Presidente della Pontificia Accademia di Teologia, che ha affrontato con rigore e parresia uno dei temi più incandescenti del dibattito pubblico odierno: il fine vita.

Monsignor Sanna non si è sottratto al confronto con la cronaca, citando esplicitamente un recente intervento di Giuseppe Remuzzi sul Corriere della Sera, nel quale lo scienziato sosteneva che rifiutare l’eutanasia a chi la richiede per dignità sarebbe «la negazione dei valori cristiani». La risposta del teologo è stata articolata, smontando la pretesa di una libertà assoluta e svincolata dal limite creaturale. L’uomo, ha spiegato Sanna, è immagine di Dio, ma non è Dio; la sua libertà è pertanto «partecipata e limitata». Il cuore del suo ragionamento ha toccato il concetto stesso di dignità, spesso usato strumentalmente per giustificare la soppressione della vita sofferente. Al contrario, per l’antropologia cristiana, la dignità ha una radice ontologica e spirituale che non viene meno neppure nella malattia più invalidante. «C’è dunque anche nell’apparente indegnità della vita umana una dignità permanente che non può mai essere perduta e che merita rispetto», ha scandito Sanna, ricordando come Gesù stesso abbia restituito cittadinanza e dignità proprio agli scartati e ai sofferenti.

Un richiamo al senso cristiano della morte e un nuovo cammino per la Calabria

La lectio si è conclusa con un richiamo al senso cristiano della morte, vista come il compimento delle decisioni di una vita, un dies natalis da vivere attivamente come un “morire con Cristo“. Le sue parole hanno offerto alla platea gli strumenti critici per difendere la vita come dono indisponibile, contro la tentazione tecnocratica di considerarla un prodotto da fare e disfare a piacimento. A suggellare l’evento inaugurale è stato il vescovo Serafino Parisi, moderatore dell’Istituto teologico calabro, che ha dichiarato ufficialmente aperto l’Anno Accademico, affidando il cammino di studi alla protezione di San Francesco di Paola, affinché questa nuova “scuola di pensiero” possa davvero essere per la Calabria un segno di speranza e di rinascita spirituale.

di Davide Imeneo

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