Parolin in Burundi: «Al servizio del bene comune, per vivere tutti con dignità»

In Burundi, la celebrazione della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria ha coinciso con l’elevazione a Basilica Minore della Parrocchia di Sant’Antonio di Padova nel cui territorio si trova il Santuario nazionale mariano di Mugera, che appartiene all’Arcidiocesi di Gitega. Alla celebrazione, presieduta dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua santità, hanno partecipato i vescovi del Paese, il nunzio apostolico in Burundi e il suo collaboratore diplomatico, centinaia di sacerdoti, religiosi e religiose e migliaia di fedeli. Il Governo del Burundi era rappresentato dal presidente della Repubblica  Évariste Ndayishimiye.

La Messa nel Santuario nazionale mariano di Mugera

Il Santuario mariano di Mugera, dove la gente prega Notre Dame de Lourdes, che ricorda la consacrazione del Burundi alla Vergine Maria, Regina della Pace, il 15 agosto 1961, e dove Dio ha concesso molte grazie per l’intercessione della Vergine Maria, continua ad essere luogo in cui ogni anno migliaia di fedeli si recano in pellegrinaggio per implorare il dono della pace per il Paese e per il mondo. Il pellegrinaggio annuale ininterrotto sottolinea che la consacrazione alla Vergine è l’espressione della fede crescente della Chiesa del Burundi, del suo desiderio di rifugiarsi sotto la protezione della Madre del Cielo e lasciarsi guidare attraverso di Lei da Suo Figlio Gesù Cristo.

Ciò che più colpisce del santuario di Mugera è come una piccola Grotta con pietre africane, che vuole emulare la grotta di Lourdes, possa attrarre una folla immensa di pellegrini che vengono a Mugera per trovare speranza e pregare la loro Madre del cielo perché faccia fiorire sulla terra la pace nei cuori e illumini le menti dei Governanti a scegliere vie di pace per il mondo. Tutti i fedeli di questo amato Paese, che ha conosciuto tante prove e che non ha mai rinunciato a vivere nella speranza, manifestano in questo luogo la loro fede perché gli uomini di buona volontà proseguano con coraggio e abnegazione i loro sforzi al fine di giungere alla pace tanto desiderata.

Per questo motivo, anche il cardinal Parolin, nella sua omelia, ha rivolto con forza un nuovo appello a superare i propri interessi personali di modo che, con rinnovato ardore, nel mondo ci si metta al servizio del bene comune perché nei luoghi di guerra, dove tante persone da così lungo tempo sopportano prove e privazioni, si possa tornare ad aspirare di vivere con dignità e in sicurezza.

La benedizione del monumento in ricordo del nunzio Courtney

Il giorno precedente, il segretario di Stato si è recato a Minago per benedire un monumento sul luogo dove, il 29 dicembre 2003, fu ucciso in un agguato mentre tornava verso casa, il nunzio apostolico Michael Courtney, arcivescovo irlandese. Il cardinale Parolin ha ricordato che monsignor Courtney ha camminato con il popolo del Burundi in anni difficili ed ha sempre operato a favore della riconciliazione e della pace, operando verso tutti con pazienza e tenacia, per comunicare la visione di una pace possibile, e rendendosi vicino a tutti, incurante della propria vita.

Ed ha infine ripetuto le parole con le quali il 1° gennaio 2004, san Giovanni Paolo II ricordò l’arcivescovo Courtney: per il cristiano “proclamare la pace è annunziare Cristo che è ‘la nostra pace’, è annunziare il suo Vangelo, che è ‘Vangelo della pace’; è chiamare tutti alla beatitudine di essere ‘artefici di pace’. Del ‘Vangelo della pace’ era testimone anche monsignor Michael Aidan Courtney, mio rappresentante quale Nunzio Apostolico in Burundi, tragicamente ucciso qualche giorno fa mentre svolgeva la propria missione a favore del dialogo e della riconciliazione. Preghiamo per lui, auspicando che il suo esempio ed il suo sacrificio portino frutti di pace in Burundi e nel mondo”.

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